n merito al ddl sviluppo ed energia in discussione alla Camera, è stato accolto un ordine del giorno dell’on. Marco Reguzzoni, vicepresidente dei deputati della Lega Nord, che impegna il Governo “a valutare l’opportunità di promuovere una politica monetaria che induca gli istituti di credito ad abbandonare temporaneamente politiche restrittive del credito, almeno fino a quando non ci siano segnali concreti di una ripresa dell’economia, affinché assolvano con efficacia il proprio ruolo di sostegno del sistema produttivo”. “Nonostante gli interventi positivi del Governo adottati dal mese di ottobre 2008 per fronteggiare la crisi dei mercati finanziari – spiega Reguzzoni – permane grave la mancanza di liquidità per le imprese e per le famiglie e quindi può essere utile intervenire nuovamente sul sistema bancario, poiché quest’ultimo è restio ad applicare a pieno le indicazioni politiche verso una maggiore apertura delle condizioni di accesso al credito per le imprese”. “Le sofferenze per liquidità per le piccole e medie imprese italiane sono arrivate ad un limite oltre il quale si rischia la chiusura delle stesse. I rilevanti cali di fatturato, dal 20 al 50 per cento, delle imprese, in particolare nel settore manifatturiero e meccanico – continua il parlamentare leghista – rendono più drammatica la restrizione del credito da parte delle banche. Se in questo momento non si prosegue con determinazione verso una politica di maggiore liquidità – conclude Reguzzoni – si rischiano danni irreversibili per l’economia italiana”.
”Rivendico fino in fondo la sovranità del Parlamento in materia politico-criminale, sulla quale occorre dare risposte convincenti per contrastare in maniera inflessibile il fenomeno dell’ immigrazione irregolare e per combattere la clandestinità. Sto usando il verbo impiegato nel Patto europeo sull’ immigrazione dell’ ottobre 2008: il Consiglio euorpeo ci chiede di combattere l’immigrazione clandestina, assicurando in particolare il ritorno degli stranieri in posizione irregolare nel loro paese di origine”. Sandro Mazzatorta, vicepresidente dei senatori della Lega, torna sul concetto di clandestinità riportando ciò che l’Unione Europea ha più volte chiesto e attaccando la sinistra, sottolinea come ”alcune espressioni buoniste come migrante al posto di clandestino autorizza la violazione delel frontiere, quasi vi fosse una sorta di libera circolazione del clandestino che può varcare il nostro paese senza alcun rispetto per le regole di controllo dell’immigrazione”. ”Non voglio richiamare la legislazione di paesi europei come la Francia, la Germania, l’Inghilterra – spiega ancora Mazzatorta – che già prevedono il reato di immigrazione clandestina, però ricordo a questa sinistra una sola cosa: la posizione culturale, già espressa anche da Franceschini alla Camera, secondo cui con il reato di clandestinità si colpisce lo straniero non per quello che ha fatto ma per quello che è, ciò porta a conseguenze pericolose perche’ mina le fondamenta di questo Stato. Ed è un paradosso – aggiunge il sen. Mazzatorta – che la forza e il movimento meno statalista in questo Parlamento debbano cercare di evidenziare tale aspetto, perchè l’ente sociale Stato è composto da tre elementi costitutivi: un governo, un popolo ed un territorio e se quest’ultimo viene meno perchè i suoi confini non hanno piu’ consistenza e scompare la sua sovranità, viene meno lo Stato stesso”. E’ dunque, per Mazzatorta, quella dell’opposizione ”una posizione culturale preoccupante e pericolosa in quanto foriera di conseguenze ulteriori perchè l’insicurezza colpisce i deboli privandoli della loro libertà personale”.
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“Questo Disegno di legge è necessario per affrontare alcune problematiche strutturali rimaste bloccate nei due anni dell’esecutivo Prodi. Non è possibile che chi lavora e produce in Italia debba farlo superando non solo la concorrenza, ma spesso sopportando anche il carico di una burocrazia inutile, quando non ostile. Ora finalmente si mette mano al rilancio del settore energetico, rimuovendo la politica dei veti e delle strumentalizzazioni, logiche che nessuna forza politica seria e responsabile dovrebbe tollerare e che invece per troppi anni hanno tenuto in ostaggio il nostro Paese”. Lo ha dichiarato l’on. Alberto Torazzi, della Lega Nord, intervenendo nella dichiarazione di voto sul Disegno di legge in materia di sviluppo ed energia. “Nell’ambito dei provvedimenti sul comparto energetico – ha spiegato Torazzi – il ritorno al nucleare rilancerà la creazione del valore dell’azienda Italia, senza abbandonare le fonti di energia alternative. Pochi mesi fa l’esecutivo ha dovuto intervenire per finanziare l’incentivo fiscale del 55% a favore del fotovoltaico perché, chi ci accusava nelle piazze e dalle pagine dei giornali di non sostenerlo, non aveva provveduto a farlo. Non abbiamo abbandonato le famiglie – ha proseguito il parlamentare leghista – e man mano che il governo procede, nonostante le drammatiche condizioni economiche internazionali, si nota sempre di più la differenza tra due modi di intendere la politica: chi chiacchiera e chi lavora, chi fa promesse e chi invece le mantiene. Non possiamo continuare a tollerare regole o illegalità, imposte dalle lobbyes internazionali del commercio, che consentono l’importazione nel nostro Paese di manufatti prodotti sfruttando lavoratori/schiavi e distruggendo l’ambiente”.
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”Nei giorni scorsi si e’ diffusa la notizia che in Trentino e in Veneto alcuni uffici postali hanno consegnato la carta acquisti a cittadini stranieri che non ne hanno diritto in quanto il requisito fondamentale per avere la carta acquisti e’ essere residenti di cittadinanza italiana”. Lo rende noto il deputato della Lega Nord Maurizio Fugatti, capogruppo in commissione Finanze di Montecitorio che ha presentato nel merito una interrogazione al ministro dell’ Economia al quale chiede se la notizia in essere risulti fondata e, in caso positivo, ”quali possano essere le ragioni di questo errore”. Fugatti ricorda la legge istitutiva della social card nel quale si parla di cittadini italiani ”che versano in condizione di maggior disagio economico a cui viene concessa una carta acquisti finalizzata primariamente per generi alimentari e che ha la funzione di una normale carta di pagamento presso gli esercizi convenzionati con oneri a carico dello stato”.
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Gli elettori del Carroccio si dividono tra Franceschini e Bersani. Ma la maggioranza vuole il presidente della Camera alla guida del Partito Democratico
Paolo chiama da Monza, ha votato a sinistra fino alle ultime elezioni e poi non ce l’ha fatta più: “Sono lontani dai problemi reali della gente, mi auguro solo che al congresso vinca Franceschini così almeno toglieranno di mezzo definitivamente tutto l’apparato ex comunista”. Come ogni tanto accade gli Arancini Padani origliano quel che si dice sulle frequenze di Radio Padania Libera, questa volta all’indomani della video-candidatura franceschiniana alla guida del Piddì. Domanda da studio: per chi deve tifare il Nord, Dario, Pierluigi o un terzo incomodo? Piovono gli sms, i telefoni non smettono di squillare. Fabio di Lovere sceglie Bersani perché “più affidabile”, con lui Fausto di Monza “almeno ne capisce qualcosa di economia”, Renata di Verona “mi ricorda Jack Nicholson”, Giusy di Genova “mi sembra un tantino più vicino alle istanze autonomiste”, Ettore di Giussano “con Bersani rischiano di prendere qualche voto in più e Andrea dalla Valtrompia “per loro mi augurerei Bersani, per noi la conferma di Franceschini”.
Aniamato da altro spirito la pattuglia di ascoltatori pro-Franceschini. William da Milano spera in Dario “così raddoppiamo i voti”, con lui Renato di Vicenza “così vinciamo per i prossimi vent’anni”, Maria di Milano “se vince godo come un riccio”, Jole di Trento “con Franceschini lunga vita alla Lega e al Nord”, Paolo di Bergamo “Dario mi fa tenerezza, mio figlio di 3 anni ha visto il suo video alla tele e mi ha chiesto se quello che parlava era Harry Potter”, Lalla di Verona “quando parla fischia, mi mette di buonumore” e Luigi di Bergamo “chiunque piuttosto di Bersani, sarebbe la morte per artigiani e piccole imprese”.
Nutrita poi la schiera di “volti nuovi” suggerita dagli ascoltatori, chissà che Affaritaliani.it non faccia l’ennesimo scoop e il nuovo Mahatma democratico non sia fra questi. Bianca di Treviso spera in un sussulto d’orgoglio e in una candidatura di Cacciari, con lei Giuliana di Lecco e Sante di Treviso. Daniele di Udine ritiene che stia maturando l’esperienza giusta per guidare il Piddì la signora Patrizia D’Addario, Lorenzo dalla Romagna invoca “ridateci Prodi”, Vittoria di Torino intravede un rientro sulla scena di Nanni Moretti, Stefano di Fano tifa per Enrico Letta, Francesco di Monza lancia nientemeno che Veronica Lario, Franco di Cinisello Balsamo individua un volto nuovo in Rita Levi Montalcini, Piero di Domodossola pensa che stia scaldando i muscoli in vista delle primarie don Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, Annamaria di Novara teme l’ex tutto quanto Marco Follini, Michelangelo della provincia di Milano si chiede “perchè no Chiamparino”.
Per tanti poi, qualunque sia la scelta che verrà fatta ad ottobre, per la Lega e per il Nord non cambierà un fico secco. Mirta di Trieste, classe 1921, è drastica: “Non mi fido di nessuno dei due ex, per noi non cambia niente”. Sulla stessa scia Renzo di Merate “dobbiamo guardarci le spalle dai romani del Pdl, qualunque cosa faccia la sinistra per noi non cambia niente”, Antonio di Cagliari “votavo a sinistra ma ormai sono in coma, facciano quello che vogliono ma non mi riguarda”, Riccardo di Moncalieri “sono due facce della stessa medaglia, per me torna fuori D’Alema”, Luigi di Appiano Gentile “non hanno un leader, questo dualismo perpetuerà le loro sconfitte”, Enrico di Usmate “l’è istess, se non cambiano testa e programmi non vincono più”, Max di Bergamo “piano piano la Lega al Nord avrà i numeri per governare da sola, a sinistra facciano quello che vogliono”.
Inaspettatamente poi, ma forse neanche tanto viste le prese di posizione degli ultimi mesi, raccoglie parecchi consensi come guida (spirituale ma non solo) del piddì il presidente Gianfranco Fini. Lo suggeriscono Giusi di Lodi e Gigi di Seregno (”è l’alter ego di Franceschini”), Gianni di Cusano Milanino (”ormai è più a sinistra di D’Alema”) e Marco di Viggiù (”come suo vice vedrei bene Ferdi del Grande Fratello”), Marta dal Cadore e Lorenza di Verona (”o Fini o Pisanu, così sì che sfondano al centro”). Corrado di Reggio Emiliia, famiglia storicamente di sinistra, ha perso la fiducia (”il Pd? pes dacsè…”) mentre Michele pensa che il congresso nemmeno ci sarà: “Si scioglieranno prima e torneranno a correre divisi, ex democristiani ed ex comunisti non possono stare insieme”.
Non so chi avrà ragione alla fine, la chiusa la lascio al riconfermato sindaco di Bari Emiliano: “Per tornare al governo il Piddì deve riconquistare l’egemonia culturale al Sud e deve essere un partito anti-comunista”. Siamo sicuri che basterà questo? Chissà come vivono questo dibattito a Zogno, Val Brembana, Lombardia che lavora e vota Lega. “Pd, Udc, Di Pietro e Pdl? Anche se da noi si mettono tutti insieme non vincono lo stesso!”. Parola del sindaco Ghisalberti, che da solo ha superato quota 50% giusto quindici giorni fa.
Ecco, magari un salto a Zogno lo consiglierei a Franceschini, Bersani e pretendenti vari…
Buon appetito, arancino o cavolino che abbiate nel piatto.
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Da circa mezz’ora in tutto il Paese sono state chiuse le urne per il referendum elettorale e per il secondo turno delle amministrative. In questo momento è il corso lo spoglio (prima verranno scrutinati i tre quesiti e poi le schede dei ballottaggi di Provinciali e Comunali). Già ora, però, si può affermare che il referendum sul sistema elettorale non ha raggiunto il quorum. La stragrande maggioranza dei cittadini, ha dunque bocciato le modifiche all’attuale sistema di voto. E’ una vittoria della democrazia, perché se fossero passate, si sarebbe consegnato il Paese ad un solo partito, che anche con maggioranze assai lontane dal 50,1 per cento dei consensi, avrebbe avuto la possibilità di governare da solo e, potenzialmente, cambiare la Costituzione a proprio uso e consumo.
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I referendum sulla legge elettorale non sono validi, non essendo stato raggiunto il quorum per nessuno dei tre quesiti proposti. Fini: “Era prevedibile, c’è una certa stanchezza da parte degli elettori”. Esulta la Lega. Giorgetti ad Affaritaliani.it: “La gente ha voluto farli fallire”
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“La sinistra in campagna elettorale ha usato quello che aveva. Non aveva niente di politico e quindi ha usato quella roba li’”. Cosi’ il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, in una intervista al quotidiano online Affaritaliani.it difende il presidente del Consiglio. Quindi c’e’ stato un complotto contro il capo del governo? “Ma si’ che c’e’ stato”, risponde il ministro delle Riforme. “La sinistra- continua Bossi- ha tirato fuori la storia delle donne, esagerata. Brutta e ancora piu’ brutta perche’ ha danneggiato la famiglia del premier, la moglie. Quelle sono le cose da non fare”. Di piu’: “Se qualcuno avesse fatto a me una roba del genere sarei andato la’ a riempirlo di cazzotti”.
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Il ministro leghista dell’agricoltura, Luca Zaia, parla da “notaio” – lo dice lui stesso – di Umberto Bossi. Descrive l’agenda padana della ripresa post elettorale: completamento del federalismo e gabbie salariali innanzitutto, ma anche proposte apparentemente singolari come “dare la terra ai giovani”. Che significa? “stiamo studiando le carte del demanio – spiega il ministro – daremo appezzamenti di terra per rilanciare la cultura agricola del nostro Paese. Siamo il partito del popolo, l’unico partito laburista italiano” (…) continua la lettura dell’articolo sul sito del ministro (mettere link al sito www.lucazaia.it
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E’ stata una Pontida superlativa. Oltre 80.000 i partecipanti, in uno scenario di bandiere e camicie verdi suggestivo come non mai. Un record, qualcuno ha detto. Ma, come ha osservato il segretario nazionale della Lega Lombarda, Giancarlo Giorgetti, “i primati sono fatti per essere battuti”. E il Carroccio, incassata la “storica” percentuale del 10,2 per cento nazionale alle ultime elezioni, non ha affatto intenzione di fermarsi qui. Lo ha ribadito anche il segretario federale Umberto Bossi, che ha incitato il popolo padano “a continuare la battaglia per la libertà”. “Nel marasma della politica italiana – ha spiegato il ministro delle Riforme – una cosa è certa, la Lega non si è venduta. La base è quella di sempre, vuole combattere. Non ci divide nessuno”. Il leader della Lega è poi tornato sul presidente del Consiglio: “Berlusconi ha mantenuto la parola, ci ha dato i voti per il federalismo, l’unica possibilità per risolvere i problemi del Paese”. Il Governo secondo Bossi “deve continuare a lavorare” e visto che “i nostri ministri sono stati bravi, abbiamo preso tanti voti e la nostra classe dirigente è preparata e determinata, siamo fondamentali per governare”. Fra le sfide del prossimo futuro, le Regionali del 2010. “L’anno prossimo con Lombardia e Veneto abbiamo una grossa occasione – ha commentato il leader del carroccio che ha fatto riferimento anche al ballottaggio alla Provincia di Milano di domenica prossima – dobbiamo vincere perché i nostri lavoratori hanno bisogno di noi, delle infrastrutture. Per questo appoggiamo il candidato del Pdl, Guido Podestà (presente anche lui sulla piana bergamasca agghindato con un vistoso foulard verde), che deve avere uomini della Lega vicino a lui”. Per quanto riguarda infine i prossimi obiettivi di Governo, la Lega rimane ferma sui respingimenti degli immigrati clandestini e l’avvio delle ronde per “aiutare le Forze dell’ordine a mantenere la sicurezza”. Fra gli obiettivi, ha aggiunto ancora Bossi, ci sono anche le gabbie salariali. “Il nostro popolo – ha osservato – è il più laborioso e produttivo del mondo. Ma anche uno dei meno pagati. C’èqualcosa che non va e che deve essere rimesso a posto”.
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