di Matteo Salvini
A Roma si sta parlando di giochi, di corse di cavalli, di lotterie e di scommesse. Non siamo all’Ippodromo delle Capannelle, siamo alla Camera dei Deputati. L’oggetto di discussione è il “Decreto giochi” e anche su questo, perfino su questo, la lobby romana vuole fare l’acchiappatutto e sancisce: giochino tutti, ma non i milanesi! Una delle proposte avanzate dalla Lega infatti, l’introduzione di una Lotteria i cui proventi avrebbero dovuto sostenere finanziariamente l’Expo del 2015, è stata segata sul nascere. “Emendamento inammissibile” sancisce il presidente Fini. Sui banchi della Lega visi lunghi. “Non li puoi toccare nemmeno sulle lotterie, vogliono continuare a magnarsi tutto” sbotta un deputato lumbard uscendo dall’Aula. Fortuna che almeno la battaglia leghista per salvare l’ippica italiana, e con lei 50mila posti di lavoro, probabilmente oggi andrà in porto nonostante il momento economico.
Infatti soldi ce ne sono pochi, anche se qualche onorevole vorrebbe spenderli per… far correre i galeotti. Sì, farli correre, giocare a squash e andare in palestra! “Fatti e non pugnette”, direbbe l’assessore di Zelig. Stiamo parlando della Proposta di Legge numero 1037, prima firma on. Di Virgilio del Piddielle: “Disposizioni per la promozione dell’attività fisica e sportiva negli istituti penitenziari”. Si legge nel testo che “un problema pesante nelle carceri è l’occupazione del tempo da parte dei reclusi… gli stessi passano la maggior parte del tempo nell’inattività e ciò costituisce un presupposto per il deterioramento dello stato psico-fisico“. Ciumbia, quindi proporranno di farli lavorare, nell’interesse loro e dell’intera società? Ma va là, facciamoli giocare… Leggiamo ancora dal testo che “lo sport è un patrimonio di liberazione e di partecipazione collettiva… lo sport è prendere una palla e dialogare, magari tra persone che non si parlano mai”. Poesia che diventa legge.
E quindi? E quindi lo Stato deve pagare, almeno 10 milioni di euro all’anno. Per far cosa? Perché chi sta in galera giochi (citiamo testualmente) a “badminton, calcio, squash, pattinaggio a rotelle, pallamano e tamburello sportivo”. Ma non solo, visto che a costoro non si dovrebbero negare anche “il jogging, la marcia e le attività da palestra… attrezzando in ogni carcere una palestra per il fitness”. Sì, avete letto bene, un club American Conturella a San Vittore! “Scemo chi sta fuori” verrebbe da dire… Intanto rientro in Aula, si parla ancora di giochi. E spulciando negli atti parlamentari ne troviamo parecchi di “protettori del gioco“. Un esempio? Mario Pepe, nato a Bellosguardo (Salerno) nel 1951, medico, forzista e parlamentare del Pdl. In Aula si distingue perché dice spesso “no”: vota spesso contro, contro tutto e tutti e in particolar modo contro il governo e il suo stesso partito, con cui pare essere in aperta polemica.
Fu segretario salernitano e fu defenestrato, e ora a Roma gliela fa pagare… Fra le sue Proposte di Legge spiccano la richiesta di “Istituzione di case da gioco stagionali nei comuni di Anzio e di Ariccia” e il “Ripristino della festa nazionale del 20 settembre”. Sì, la breccia di Porta Pia. L’onorevole salernitano si chiede se chi abita nelle vie o nelle piazze che ricordano il XX settembre “sa cosa è successo quel giorno” e finisce in gloria: “E’ ora che la Nazione recuperi la memoria del 20 settembre 1870, giorno dal quale non siamo più stati calpestati e derisi e siamo diventati un popolo”. Ciumbia, anzi eia eia alalà! Peccato che proprio oggi su un quotidiano l’onorevole e patriottico Pepe salernitano confessi fra i suoi vizi “il poker con whisky annesso e la Grande Inter“, oltre a spiegare candidamente il segreto del suo successo elettorale: “La gente si fida dei medici… nel 2001 andai a cercare voti tra i contadini di Monte Artemisio… parlai con un vecchio comunista e per convincerlo a votarmi misurai la pressione a lui, ai suoi 11 fratelli e ai 51 nipoti… grazie ai voti di quel seggio divenni parlamentare”.
Amici degli Arancini, sveglia!!! Chi di voi (magari in cambio di un misero voticino) avesse bisogno di un consulto medico mi scriva a matteo.salvini@libero.it e io mi impegno a mettervi in contatto con Mario Ppepe da Bellosguardo. Contenti? Vabbè, tiremm innannz, per dirla col Balilla genovese. Fra poco devo rientrare per aiutare gli amici dell’ippica, e lo faccio volentieri. Come volentieri saluto fra gli altri Pasquale da Catanzaro, che settimana scorsa mi ha scritto per parlare di Università. E Marcolin che prima ironizza sulla multa per gli assenteisti del Pdl (”da che mondo è mondo si è sempre pagato per pigiare, mentre adesso qualcuno deve pagare se non pigia”) e poi si lamenta perchè inesorabile si avvicina il 27 dicembre e con esso la fatidica data per pagare l’anticipo dell’Iva.
E ancora Bruno, cui piacerebbe che tutte le “auto blu” fossero almeno auto italiane, e Fabio, dirigente di banca milanese che ci legge “di straforo”: ocio! Un grazie anche a Mariella, insegnante romana di 46 anni che evidenzia luci ed ombre della riforma Gelmini e a Filippo, 26 anni di Messina, che mi parla della vita dura e difficile (ma bella!) di chi vive di pesca nella sua terra. E infine grazie anche ad Andrea, giovane consigliere comunale del Piddì di 31 anni, amico degli Arancini con il timore che possano chiudere le scuole nei piccoli centri di montagna. Andrea è un giovane insegnante padano in cattedra da 3 anni e scrive “sono d’accordo con la Lega quando sostiene che molti insegnanti meridionali sono poco preparati, lo dico per esperienza: ho visto insegnanti scrivere “a terra” con 2 t oppure dire scatolo invece di scatola, anche se sono quelli col culo più parato”. Papale papale, grazie per la franchezza. Alla prossima Andrea e alla prossimi amici degli Arancini. E chissà che colore di giacca sfoggerà allora Livia Turco, dopo il lilla di ieri e il viola di oggi…